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    June 05

    OLTRE LE FRONTIERE DELLA MENTE(PARTE1)

    Come prima cosa, si deve comprendere cos’è l’ego.
    Un bimbo nasce.
    Egli viene al mondo senza alcuna cognizione, né coscienza del suo sé. E quando un
    bimbo nasce la prima cosa di cui diventa consapevole non è se stesso: come prima
    cosa diventa consapevole dell’altro. E’ naturale, perché gli occhi si aprono verso
    l’esterno, le mani toccano gli altri, le orecchie ascoltano gli altri, la lingua sente il
    sapore del cibo e il naso sente gli odori esterni. Tutti questi sensi sono aperti verso
    l’esterno.
    Nascere significa questo.
    Nascita significa venire in questo mondo: il mondo di ciò che sta fuori. Per cui,
    quando nasce un bambino, egli nasce a questo mondo. Apre gli occhi, vede gli altri.
    Gli "Altri" significano il tu. Egli dapprima diventa consapevole della madre. Poi, un
    po’ alla volta, diventa consapevole del suo corpo. Anche questo è l’altro, anche
    questo appartiene al mondo esterno. Ha fame e sente il suo corpo; il suo bisogno
    viene soddisfatto,
    ed egli si dimentica del corpo.
    E’ così che un bimbo cresce.
    Prima diventa consapevole dell’altro, e poi, a poco a poco, in contrasto con l’altro,
    diviene consapevole di se stesso.
    Tale consapevolezza è una consapevolezza riflessa. Egli non è consapevole di chi lui
    sia. E’ semplicemente consapevole della madre e di ciò che lei pensa di lui. Se
    sorride, se gli fa dei complimenti, se gli dice: "Quanto sei bello", se lo abbraccia e lo
    bacia, il bimbo è soddisfatto di sé.
    In questo modo, è nato l’ego.
    Attraverso i complimenti, l’amore, le cure, egli si sente bene, sente di essere
    apprezzato, sente di avere un significato. Nasce un centro.
    Ma questo centro è un centro riflesso. Non è il suo vero essere. Egli non sa chi è; sa
    solo quello che gli altri pensano di lui.
    E questo è l’ego: il riflesso, ciò che pensano gli altri. Se nessuno pensa che lui sia
    utile, se nessuno gli fa i complimenti, se nessuno gli sorride, anche in questo caso
    nasce un ego: un ego malato, triste, rifiutato, simile a una ferita; un ego che si
    sente inferiore, indegno. Anche questo è ego. Anche questo è un riflesso.
    Dapprima viene la madre, e all’inizio la madre rappresenta tutto il mondo. Poi alla
    madre si uniscono gli altri, e il mondo continua a crescere. E più il mondo cresce,
    più l’ego diventa complesso, perché vi si riflettono le opinioni di molte altre
    persone.
    L’ego è un fenomeno di accumulazione, un sottoprodotto della vita vissuta con gli
    altri. Se un bambino vive completamente solo, non accadrà che in lui cresca un
    ego. Ma questo non aiuta affatto. Egli rimarrà come un animale. Questo non vuol
    dire che arriverà a conoscere il suo autentico sé, per nulla!
    Il reale può essere conosciuto solo attraverso il falso, quindi l’ego è necessario.
    Bisogna passarci attraverso. E’ una disciplina. Il reale può essere conosciuto solo
    attraverso l’illusione. Non potete conoscere la verità direttamente. Prima dovete
    conoscere ciò che non è vero. Prima dovete scontrarvi con il falso: questo incontro,
    vi aiuterà a conoscere la verità. Se conoscete il falso in quanto tale, la verità
    sorgerà in voi.
    L’ego è una necessità; è una necessità sociale, è una conseguenza della società. La
    società è tutto ciò che vi circonda: non siete voi, ma quello che vi sta intorno.
    Tutto, eccetto voi, è la società. E tutti riflettono. Andrai a scuola e il maestro
    rifletterà chi sei. Diventerai amico di altri bambini, e gli altri bambini rifletteranno
    chi sei. Pian piano, tutti quanti aggiungono qualcosa al tuo ego, e tutti cercano di
    modificarlo, in modo tale che tu non divenga un problema per la società.
    Gli altri non si preoccupano di te.
    Il loro unico interesse è la società.
    La società si preoccupa di se stessa, e così dev’essere.
    A loro non importa che tu divenga un conoscitore di te stesso. A loro importa che tu
    divenga una parte efficiente del meccanismo della società: devi adattarti allo
    schema.
    Quindi, cercano di darti un ego compatibile con la società.
    Ti insegnano una morale. La morale comporta il darti un ego compatibile con la
    società. Se sei immorale, in un modo o nell’altro, sarai sempre un disadattato.
    Ecco perché mettiamo i criminali in prigione: non perché abbiano fatto qualcosa di
    sbagliato; non perché la prigione possa aiutarli a migliorare, anzi... semplicemente,
    essi non sono compatibili. Sono fonte di problemi. Hanno ego particolari, che la
    società non approva. Se la società li approvasse, tutto andrebbe bene.
    Un uomo ammazza qualcuno: è un assassino.
    E lo stesso uomo, in tempo di guerra, uccide migliaia di persone... e diventa un
    grande eroe. La società non è disturbata da un delitto, però il delitto deve essere
    commesso negli interessi della società: in questo caso è pienamente accettato. La
    società non si preoccupa della moralità.
    La moralità presuppone semplicemente che tu ti debba adattare alla società.
    Se la società è in guerra, la morale cambia.
    Se la società è in pace, esiste una morale diversa.
    La morale è politica sociale. E’ diplomazia. E ogni bambino deve essere allevato ed
    educato in maniera tale, da rientrare negli schemi della società: questo è tutto, in
    quanto alla società interessa avere componenti efficienti.
    Alla società non interessa che tu raggiunga la conoscenza di te stesso.
    La società crea un ego, perché l’ego può essere controllato e manipolato. Il sé non
    potrà mai essere né controllato né manipolato. Nessuno ha mai sentito parlare di
    un società che controlli il sé: non è possibile.
    E il bambino ha bisogno di un centro; il bambino è totalmente inconsapevole del
    suo centro. La società gli dà un centro, e il bambino a poco a poco, si convince che
    quello sia il suo vero centro: l’ego che gli dà la società.
    Un bambino torna a casa: se è risultato il primo della classe, tutta la famiglia è
    felice. Lo abbracciate e lo baciate, ve lo prendete sulle spalle, lo fate ballare, e gli
    dite: "Figlio bello! Siamo orgogliosi di te." Gli state dando un ego, un ego sottile. E
    se il bambino torna a casa deluso, sconfitto, una frana -- non ce l’ha fatta, oppure
    lo hanno messo nell’ultimo banco -- allora nessuno gli fa complimenti, ed egli si
    sente rifiutato... la prossima volta ci metterà più impegno, perché il suo centro è
    stato scosso.
    L’ego è sempre agitato, è sempre in cerca di alimento, in cerca di qualcuno che gli
    faccia delle lodi. E’ per questo motivo che chiedete continuamente attenzione.
    Ho sentito raccontare:
    Mulla Nasruddin e sua moglie stavano uscendo da un cocktail party, e Mulla disse:
    "Cara, nessuno ti ha mai detto che sei affascinante, che sei bella, che sei
    stupenda?"
    Sua moglie si sentì salire alle stelle, era felicissima. Rispose: "Mi domando come
    mai nessuno me l’abbia mai detto."
    Nasruddin replicò: "E allora, cosa te lo fa pensare... ?"
    Tu prendi dagli altri l’idea di chi sei.
    Non è un’esperienza diretta.
    Sono gli altri a darti l’idea di chi sei. Essi danno forma al tuo centro. Questo centro
    è falso, perché porti in te stesso il tuo vero centro.
    Nessun altro può metterci voce.... non sono affari suoi!
    Nessun altro gli può dare una forma... vieni al mondo con quel centro.
    Tu sei nato con lui.
    Quindi, tu hai due centri. Un centro tuo, che ti è dato dall’esistenza stessa: questo è
    il sé. E l’altro creato dalla società: questo è l’ego. E’ una cosa falsa... ed è in se
    stesso un grandissimo stratagemma. Attraverso di esso la società ti controlla: devi
    comportarti in un certo modo, perché solo in questo caso la società ti apprezza.
    Devi camminare in un certo modo; devi ridere in un certo modo; devi assumere un
    certo comportamento, avere una morale, un codice. Solo così la società ti
    apprezzerà, e se ciò non accade, il tuo ego ne sarà sconvolto. E quando l’ego viene
    scosso, tu non sai più dove sei, non sai più chi sei.
    Gli altri ti hanno dato quell’idea.
    Quell’idea è l’ego.
    Cercate di capirlo quanto più profondamente possibile, perché questa è una cosa
    che si deve gettare via. E a meno che non la gettiate via, non potrete mai
    raggiungere il sé... perché voi tutti siete dipendenti dal centro: non potete
    muovervi, e di conseguenza non siete in grado di guardare nella direzione del sé.
    E ricordate: ci sarà un periodo di transizione, un intervallo di tempo, durante il
    quale l’ego sarà fatto a pezzi; voi non saprete più dove siete né chi siete, e tutti i
    confini si confonderanno.
    Sarete confusi, nel caos.
    In questo caos, avrete paura di perdere il vostro ego, ma deve essere così. Bisogna
    passare attraverso il caos per arrivare a toccare il vero centro. Se avrete coraggio,
    questo periodo sarà breve.
    Se invece avete paura e ricadete nell’ego, e ricominciate ancora una volta a
    organizzarlo, allora ci vorrà moltissimo tempo, forse addirittura intere vite.

    Osho, Tratto da: Oltre le Frontiere della mente

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